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María Zambrano traduzione di
Carlo Ferrucci
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CHIARI DEL BOSCO |
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Di Claros del bosque, l’autrice ha detto: «Tra le mie opere, è questa, io credo, che meglio corrisponde all’idea che pensare è, prima di tutto, alla radice, decifrare ciò che si sente, il “sentire originale” – e altrettanto all’idea che l’uomo è l’essere che soffre della sua propria trascendenza, in un incessante processo di unificazione tra la passività e il conoscere, l’essere e la vita».
Tutto inizia con il viaggio di Ulisse e con la voce di Orfeo. È necessario condurre a termine le nostre visite spettrali per apprendere quell’Amore, di cui Diotima è sacerdotessa. È necessario affrontare il più irrevocabile sradicamento, avere la più profonda attitudine al congedo, per poter sperare di scoprire, di sorprendere un simbolo di umano e divino. Da tali simboli, così sorpresi, sono abitati i “claros del bosque”. A essi è rivolta, essi tenta sempre, e invano, di imitare, la meraviglia del filosofo.
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I. Chiari del bosco
II. Il risveglio
La preesistenza della'amore
III. Passi
Metodo
Le operazioni della logica
IV. Il vuoto e il centro
La visione - La fiamma
Il vuoto e la bellezza
L'inabissarsi della bellezza
Il centro - L'angoscia
Il centro e il punto privilegiato
V. La metafora del cuore
VI. Parole
Prima che si proferissero le parole
La parola del bosco
La parola perduta
La parola che si custodisce
Lo scritto
L'annuncio
Il concerto
Solo la parola
VII. Segni
Segni, semi
I segni naturali
L'adorazione della luna - La cicuta
La Medusa
Gli occhi della notte
L'unità e l'immagine
Il punto
La meta
Il punto oscuro e la croce
VIII. L'abbandono indecifrabile
IX. I cieli
Appendice
Lo specchio di Atena
Postfazione di C. Ferrucci |
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