Il pieno e il vuoto. La diversa concezione della soggettività e il suo rapporto, tenue in Occidente, strettissimo in Giappone, con il contesto locale. L’appartenenza religiosa non esclusiva, motivo per cui un giapponese può essere senza difficoltà buddhista e scintoista. La diversa concezione della contemplazione e dell’attività, che per un giapponese non sono così separate come possono esserlo per un occidentale. La diversa idea dell’arte. Fino alla diversa idea del nudo dal punto di vista estetico e filosofico – il nudo esposto e il nudo nascosto. Infine, una diversa idea della verità: vero per l’occidentale è ciò che è svelato, mentre è così importante per il giapponese l’invisibile – si pensi in pittura all’importanza della nebbia o della pioggia dietro le quali si coglie la presenza della montagna, o dei tessuti sotto i quali si amano i corpi.
Un approccio originale alla cultura giapponese, che al lettore occidentale si propone di mostrare il Giappone come una civiltà diversa dalla sua e non soltanto come un paese dai costumi esotici e alieni. |