«Maledizione, Lauch! Non possiamo perdere tempo con l’istruzione e la salute. Siamo una banca!»
Robert L. Garner, vicepresidente della Banca Mondiale, 1951
Luglio 1949: la Banca Mondiale invia la sua prima General Mission in un paese in via di sviluppo, la Colombia. A guidarla è Lauchlin Currie, ex consigliere economico di Franklin D. Roosevelt. Le speranze riposte nella missione, la più ambiziosa mai intrapresa, sono tante, l’obiettivo di vasto respiro: «un programma di sviluppo finalizzato a far crescere il livello di vita della popolazione colombiana».
Settembre 1952: allontanato dalla Banca Mondiale, Lauchlin Currie prosegue la sua missione come consulente del governo colombiano; l’Economic Department, luogo di elaborazione e di discussione della politica economica della Banca, viene improvvisamente chiuso e i suoi membri dispersi in altri uffici; il vicepresidente dell’istituzione, uomo di Wall Street, dichiara che «la Banca non è il posto per lo sviluppo di ampi studi o politiche economiche».
Nel breve lasso di tempo intercorso tra questi due episodi chiave dei primi anni di vita della Banca Mondiale si delineano i principi di fondo della sua politica economica: non un’agenzia per lo sviluppo, ma una banca, un istituto di credito finanziariamente solido. Gli obiettivi sociali vengono accantonati.
Divisa da sempre fra tendenze conservatrici e spinte progressiste, la storia della Banca Mondiale sembra snodarsi sul filo di questa dialettica incessante. Basandosi su materiali d’archivio finora mai utilizzati, il libro di Michele Alacevich getta una nuova luce su questa storia, fornendo al lettore le chiavi per comprenderne le vicende attuali. |