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| Michele Rak
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LOGICA DELLA FIABA |
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Fate, orchi, gioco, corte, fortuna, viaggio, capriccio, metamorfosi, corpo |
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Le persone e le storie di un antico libro italiano sono note in tutto il pianeta: Cenerentola e la sua scarpetta, la Bella addormentata nel bosco, Il Gatto sapiente e parlante, i due Bambini abbandonati. Si ritrovano poi in tutta la tradizione della fiaba europea e in tutti i generi e i linguaggi, anche dei fumetti, serial e film.
Un letterato di corte ha composto in una raffinata architettura i capricci dei re, i sorrisi delle fate, i corpi stupefacenti delle fanciulle, le avventure dei giovani che, nei boschi, incontrano orchi e combattono draghi. È il Cunto de li cunti (1634-1636) di Giambattista Basile: un mix di teatro, canzoni, letterature, proverbi, scritto per il passatempo nei giardini, nelle stanze, nelle piazze.
Da quest’opera letteraria comincia la fortuna della nebulosa del racconto
che chiamano fiaba. Nella sua logica i luoghi e i tempi della narrazione si smaterializzano, le fate e gli orchi mettono in contatto con il Sottoterra e il profondo delle tradizioni, i re sono capricciosi e i maghi esperti di macchine. È il viaggio della Modernità verso l’ignoto e le sue prove.
Raccontare fiabe è un gioco: con le sue regole è possibile dire una cosa e intenderne un’altra grazie alla scrittura segreta amata dalla cultura barocca. Ma è anche un potente strumento di critica del costume, che rende liberi chi racconta e chi ascolta, veicola etiche, politiche, visioni del mondo e consente di sondare i piaceri e le paure dell’essere. |
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Introduzione
- Un libro di racconti
- Un nuovo genere letterario
- Da Shahrazàd a Cenerentola. Storia di un’opera
- Nella storia della letteratura della Modernità
- Un’opera di letteratura
- La forma del testo
- Come gioco
- Un genere forte
- Sulla soglia dell’Orco
- Di che cosa scrive il Cunto
- Miti della Modernità
- Materiali per un mondo possibile
- Per la storia di un modello del racconto
- Un modello generativo
- Per la storia di un genere
- Un prototipo
- Chi racconta, dove, come e perché
I. LOGICA. LA FORMA DEL FIABESCO
- Il nome della fiaba
- Una nebulosa del racconto
- Come riconoscere il racconto fiabesco
- Sceneggiature e atmosfere
- Aggregati e tradizioni
- Un’immagine del tempo e dello spazio
- Un genere della Modernità
- Del racconto fiabesco
- Racconto fiabesco e tecnici della scrittura
- Il mito e la leggenda contro il romanzo e l’avviso
- Del trattamento del tempo
- Tre linee del racconto moderno
- Del racconto popolare
- Letteratura e altre arti
- Gioco e racconto
- Il racconto come gioco
- Il gioco delle fate
- Il gioco del racconto
- Un gioco tra gli altri giochi
- Racconto e arte della memoria
- Giocare al racconto
- Il tempo
- L’incrinatura della novella umanistica
- Far ridere
- Come uno scenario
- Fossili
- La Casa dell’Orco
- Il racconto della Corte
- Intrattenere il potere
- Fasto e racconto
- Orrore e piacere
- Fortuna, Capriccio, Caso
- Nel giardino barocco
- Vita di cortigiano
- Il potere dei bambini
- La conversazione
- Pratiche alla moda
- Il racconto dell’Orco
- Il demone del fantastico
- Il volto dell’Orco
- Altri demoni
- Nelle catacombe dei segni
- Morte dell’Orco
- Il racconto come follia
- Follia e racconto d’amore
- La Bella Addormentata
- Procedure
II. LABIRINTO. STATUS, VIAGGIO, PROVA, UTENSILI, TEMPO, LUOGO, NUMERI, AZIONE
- Specchio, serpente e altre mirabilia
- Il primo racconto e la sua immagine speculare
- Un’immagine del racconto
- Mirabilia
- Percorsi trasversali: l’enciclopedia dell’orca
- L’azione
- Intrecci
- Fisso e variabile
- La camera delle trasformazioni
- Movimenti
- Dissoluzione dello status
- Viaggio, prova, arte
- Il viaggio come morte
- Il viaggio nella Casa dell’Orco
- Il viaggio nell’avventura
- Prova
- Strumenti
- Ricomposizione
- Cronie e discronie
- Il trattamento del tempo
- Il tempo fiabesco
- Uno scenario
- Il tempo della conversazione
- Come e quando
- Il tempo finto
- La Casa del Tempo
- Topografia del fiabesco
- Città e campagna
- Come nel Tour dei cavalieri
- Passaggi
- Nel bosco
- Nelle camere dell’Orco: la grotta, il focolare, la cantina, la torre
- Orco ed eros
- Numeri fissi e falsi
- Il discorso vuoto
- Il teatro della parola. Per un catalogo dell’artificio
- Verità e racconto
- Il segreto della scrittura
- Racconto e pragma
- La letteratura della “lingua grossa”
- Invidia, metamorfosi e altri classici
- Tertium datur
- Tra cronaca e letteratura
- Caterina o della libidine
- Cenerentola, regina e puttana d’Oriente
- Il teatro del racconto
- Finzione. Orchi, Narcisi, fate e altri dèi
- Gli dèi ulteriori
- Sull’orlo della Modernità
- I racconti dell’Orco
- Le fate
- Metafore del dominio
- Antimagica
- Animali, piante, utensili
- Anelli, bastoni, catene e altre macchine
- La magia come arte della finzione
- La magia dell’arte
- Drammaturgia delle ore
- Gli dèi del Tempo
III. LA FAMIGLIA DEL RE
- I rapporti di parentela nel rapporto fiabesco
- Le regole della società dei ranghi. Re e fanciulle
- Famiglie
- Violenza e piacere
- Etica ed etichetta
- Vizi e virtù
- Di alcuni vizi e virtù
- Invidia e ignoranza, le due arti cortigiane
- Altri vizi cortigiani
- I vizi delle donne
- Le virtù dell’antichità
- Tra vizio e virtù
- Le maniere
- Fortuna e Virtù
- Il decalogo dell’uomo dabbene
- Sapienza, ignoranza, potere
- Utensili per l’etica e l’etichetta
- Controllo e piacere
- Racconto e buone maniere
- Serpenti e principesse
- I testi della differenza. Passioni e mutamento
- Il libro delle metamorfosi. Il rito di passaggio nella società dei ranghi
- Il triangolo della scrittura
- La corte e alcune storie di re
- La società delle bestie
IV. CORPO E RACCONTO
- Il corpo fiabesco
- Corpo e rango
- Dissoluzione
- Bellezza e bruttezza
- L’icona di Esopo
- La materia del corpo
- Passaggi
- Soltanto dopo il buio
- I corpi delle meraviglie
- Femmine
- Vecchio e giovane
- Automi
- Ingoiare ed espellere
- Attraverso la bocca: fame, racconto ed eros
- Mangiare la città
- L’orco del ventre e la morte a pranzo
- Corpo, cibo e racconto
- Il racconto nello specchio
- Come in uno specchio
- Uno strumento per vedere
- Ut imago scriptura
- Una macchina letteraria
Conclusioni |
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